non solo calcio!
L’Associazione Calcio Villanova del Judrio, nel pieno e convinto consenso dell’iniziativa della Federazione Italiana Gioco Calcio, che rivendica la negazione a qualsiasi forma di razzismo, nel contesto di una manifestazione, quella di un evento sportivo, che è, e deve essere esempio di un’espressione della piena accettazione delle diversità, comunque esse si esprimano; qui, come altrove, in tutte le circostanze che ci offre la vita, considerando che la storia moderna ci vede come i maggiori emigrati, pertanto immigrati, che la stessa, la storia, non può essere determinata da fredde date o sempre discutibili confini geografici, tant’è che la nostra provenienza primordiale è unica e africana, convinti che le modificazioni che si sono susseguite, sono solo sfumature di colori, pensieri e culture, che ci possono solo arricchire, ha commissionato a proprie spese, per le due squadre e il signor arbitro, una t-shirt con la scritta
“Io amo i colori”
Un piccolo gesto, un altrettanto contributo, con la speranza di lasciare un segno tangibile.
Nella certezza che
Siamo tutti diversi, per questo siamo uguali!
Riflessione…
vorrei fare in questo angolo una piccola riflessione. Si potrà chiedere come mai si esterna ad altri un qualcosa che riguarda il proprio IO. Forse proprio perché comporta un certo sforzo, una sorta di tribolazione interna che sfocia in un pensiero, non necessariamente importante o assoluto, ma che vuole rispondere alle domande che ci si pone. Anche perché a mio modo di vedere pubblico e privato, perlomeno per certi aspetti e problematiche, non può essere scisso. Per introdurmi nel contesto voglio servirmi di un titolo di un capolavoro della narrativa mondiale L’insostenibile leggerezza dell’essere di Milan Kundera, operando su di esso due variazioni. La prima sostituendo alla parola essere quella di esistere (Critica della ragion pura E. Kant), e a quella di leggerezza il significato di levità, inconsistenza, di qualcosa che sfugge. Leggerezza anche intesa come fatto temporale, quel millesimo di secondo che passa fra la vita e la morte, il niente che intercorre fra l’oggettività conseguente alla conoscenze di tutti i giorni all’evento che la sconvolge. Nel percorso che va dalla nascita alla nostra ineluttabile morte spesso veniamo sfiorati o toccati da eventi che ci colpiscono dolorosamente. Spesso i drammi avvengono vicino a noi, altre volte accadono lontani, spesso a pochi metri e non ce ne accorgiamo, o meglio ci rendiamo conto che è successo qualcosa di terribile ma noi svoltiamo, intanto non ci riguardano personalmente, solo quando conosciamo i protagonisti ci disperiamo. Mi chiedo quando dobbiamo interessarci di ciò che ci succede intorno? Solo quando a soffrirne siamo noi, o nostri parenti stretti, o nostri amici. E rimaniamo, come io svoltando la strada, indifferenti alle notizie dei telegiornali, che ci parlano di drammi vissuti da nostri simili; alluvioni, terremoti, guerre o carestie. Ma intanto non ci toccano, sono lontani…non li guardiamo negli occhi, con lo sguardo di chi vede ogni giorno un amico .
Ad un amico “postino”
Renzo
Sensazioni piovutemi addosso in una bagnata domenica di un umido autunno ……..
Sono sul ponte di Sagrado, do un’occhiata frettolosa all’Isonzo che scorre sotto di me. Ora svolto a sinistra poi a destra…si, dovrei essere sulla strada giusta. Il cartello indica S. Michele del Carso. Mi ricorda qualcosa. Frugo fra le reminiscenze sopravissute allo stillicidio delle cellule cerebrali e riesco a focalizzare il motivo del mio improvviso interesse letterario. Mi prende l’angoscia. Era S. Michele o Santa Maria La Longa; era Mattina o Mare. Certo che da Santa Maria non si vede il mare. Sale l’ansia; avrò scelto il percorso giusto? Il pensiero balza come la goccia di pioggia che colpisce il parabrezza nel mare dei dubbi esistenziali. La vita! La strada si restringe in maniera asfissiante, per diventare un sottile budello che si aggroviglia nervosamente su se stesso inerpicandosi in maniera curiosa alle prime avvisaglie del brullo paesaggio carsolino. Sembra voglia giocare con me con un incomprensibile saliscendi immerso in una natura quasi selvaggia, dura, affascinante, appena lenita dai sfumati cromatismi autunnali. Dopo qualche peripezia trovo un’altra tabella: campo. Ah, ecco! Come per effetto di un telecomando invisibile l’inquadratura del pensiero muta improvvisamente. La partita! Entrando, saluto e improvvisamente m’illumino: s’intitolava Mattina. Con un bigliettino e una smorfia labiale, che sembra un incontenibile sorriso, vuoi per i ricordi del semplice gesto che si perdono negli anni, o per una premonizione beffarda, confesso al nostro capitano la volontà di lasciare il posto a_meno declamando la poesia. Ciò che da quel momento in poi ho declamato, non mi sembra conveniente trascriverlo. Riprendo, inzuppato e deluso, il mesto viaggio di ritorno ripercorrendo la stessa strada, che stranamente mi sembra ancora più stretta, “salgono” le discese e aumentano le salite. Sono sul ponte di Sagrado, do un’occhiata insistita all’Isonzo che scorre fumante sotto di me… sfoga la sua schiumosa rabbia con un turbinio di acque grigie….
BUON COMPLEANNO
Il foglio bianco verde festeggia il suo compleanno! La sua prima uscita è avvenuta l’11 febbraio 1998. Questo è il numero 158 scritto in 6 anni e 7 stagioni calcistiche. Empiricamente corrisponde a circa: 638 pagine formato A4; 765.600 parole; 5.104.000 battute, che messe in fila farebbero una riga lunga 6,507 km; 39.500 copie stampate.
Una piccola grande fatica!
NATALE
Anche i duri si commuovono…Venerdì scorso, ultimo giorno festoso di scuola precedente le vacanze natalizie, come accade giornalmente, sono andato a prendere mia figlia. Nell’attesa, uno scricciolo nero tutto trecce color carbone ed una pallida slavata biondina s’abbracciavano baciandosi……..si facevano gli auguri! Mi sono commosso in questa fusione di colori…. e di culture!
Pace e Buone Feste a tutti!!!!!! Renzo
FILOSOFIA ….DA SPOGLIATOIO
Ciò che segue è un pensiero datato nel tempo, non nel convincimento della sua validità!
Il concetto, quale idea astratta determinante caratteri permanenti ad un insieme d’individui simili tra loro, trova in quello di “squadra” un aspetto indiscernibile da quello dei valori ed interessi della vita collettiva.
Di certo, nella vita non ci sono molte opportunità per creare un rapporto come quello che si può vivere in una squadra. Forse non sempre fraterno, non sempre amichevole, ma sicuramente particolare, profondo, quasi intimo. Il fatto di respirare la stessa aria muffosa dello spogliatoio, di mescolare i propri odori, di lavarsi sotto la stessa doccia……; generano un legame che va al di là dell’atto in se.
Fa squadra.
L’individualità si astrae dal suo significato primario per assumere il senso dell’assieme, senza che il soggetto perda la propria personalità. Dove le diversità del singolo, accrescono il significato della finalità preposta, dove l’unità singola diventa un’unità d’intenti. La finalità è vedere la rete della porta avversaria gonfiarsi, come si gonfia la gola nell’urlo di gioia che segue il gol, dove l’abbraccio al compagno è cercato e voluto.
Il tutto per dire: “Io c’ero.”
Il cappello della vittoria!
Cosa c’entra il cappello in oggetto, non dissimile da quello appartenuto ad un certo Vladimir Illic Ulianov, ma a tutti gli effetti di proprietà del sottoscritto. Credo molto, anzi, tutta la squadra ci ha creduto molto. Il cappello in questione è stato il protagonista di un mio intervento fatto nello spogliatoio precedentemente alla gara.
La sua storia è questa. Circa sette stagioni (calcistiche) fa, l’allora allenatore ed io, in un periodo poco fortunato della squadra, decidemmo di andare a cercare miglior fortuna con l’ausilio di “terzi”. Con qualche titubanza, essendo poco avvezzi alla cosa, andammo a Castelmonte, ed in maniera altrettanto irresoluta ci adoperammo nel gesto scaramantico dell’offerta venale. Nell’emozione che ci proferiva il luogo non posso, passato ormai molto tempo, garantire che il nostro gesto profano fosse andato a segno, ma noi ci credemmo. Al ritorno, a ricordo di tale sortita, comprai il cappello con l’implicito compito d’indossarlo la domenica seguente, come segno dell’avvento di un nuovo corso. La domenica vincemmo, non tanto per merito della squadra, ma perché convinti che bastasse crederci!
Come ogni storia ha una sua morale. L’importante è credere in quello che si fa, dare tutto ciò che si ha nel corpo e nella mente per il progetto che ci prefiggiamo, forse non sempre importante o nobile, ma scelto da noi e pertanto meritevole del nostro massimo sforzo. Bella esperienza personale, che diventa un fatto strepitoso se vissuto in un insieme; in una squadra!!!!!
Gigi Osgnac detto
MA E’ MORTO IL SITO????
E’ UN MESE CHE E’ FERMO!!!!! COME MAI????????????????
LO AGGIORNATE SOLO QUANDO SI VINCE????